Storia di Bill Gates: Microsoft, il suo impero e la sua eredità
31 August 2026 · Aggiornato 1 September 2026

Gabriel Caetano
INTERNATIONAL
Storia di Bill Gates: Microsoft, il suo impero e la sua eredità
Scopri la storia completa di Bill Gates: dai primi anni da programmatore e l’abbandono di Harvard alla fondazione di Microsoft, alla costruzione di un impero software, fino alla sua enorme fortuna e alla filantropia globale.

Storia di Bill Gates: la storia completa del fondatore di Microsoft, del suo impero e della sua eredità
Bill Gates ha co-fondato Microsoft nel 1975 insieme a Paul Allen, ha costruito l'azienda di software per PC dominante a livello mondiale ed è diventato l'uomo più ricco del mondo nel 1995, a soli 39 anni. Il suo patrimonio, legato quasi interamente alle azioni Microsoft, ha toccato il picco di circa 100 miliardi di dollari nel 1999. Dal 2000 ha reindirizzato gran parte della sua ricchezza verso la Bill & Melinda Gates Foundation, che ha destinato decine di miliardi alla salute globale. Va detto che la sua storia è in realtà una doppia storia: quella di un monopolista aggressivo e quella di un filantropo da record.
Pochissime persone hanno plasmato la vita moderna in modo così profondo come William Henry Gates III. Se stai leggendo questo articolo su un computer, è molto probabile che le abitudini software, i formati di file e le convenzioni di interfaccia che dai per scontati derivino, in qualche modo, dalle scelte fatte da Gates tra il 1975 e il 1995. Non ha inventato il personal computer, il sistema operativo o l'interfaccia grafica, eppure ha capito prima e con più determinazione di quasi chiunque altro che chi avesse controllato il livello software avrebbe controllato l'intero settore.
Questo articolo ripercorre tutta la sua parabola: l'infanzia privilegiata a Seattle e l'ossessione per la programmazione nata alla Lakeside School, la decisione di lasciare Harvard, la fondazione di Microsoft con Paul Allen, l'accordo per MS-DOS con IBM che ha trasformato l'azienda in un colosso, l'ascesa del sistema operativo Windows, la storica causa antitrust che lo ha ridipinto come un villain aziendale e, infine, il suo secondo atto come filantropo più influente della sua generazione.
C'è anche un filo conduttore legato al denaro nella vita di Gates, dagli accordi di licenza ai record del patrimonio netto, fino al Giving Pledge. Il denaro è la nostra specialità qui in Bleap, quindi dove ha senso farlo evidenzieremo come i principi finanziari alla base della sua storia, il valore ricorrente, l'azzeramento degli sprechi e il far lavorare di più ogni singola unità di valuta, si applichino anche al tuo portafoglio, non solo a quello di un miliardario.
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1. La vita di Bill Gates: origini familiari, infanzia e la nascita di un prodigio
Per capire Bill Gates l'imprenditore tech bisogna prima capire l'ambiente che lo ha formato. Non era un outsider partito dal garage e arrivato in cima a suon di sacrifici. Veniva da una famiglia privilegiata, disciplinata, dove la competizione intellettuale era quasi uno stile di vita.
Origini familiari e un'infanzia agiata
Bill Gates nasce il 28 ottobre 1955 a Seattle, nello stato di Washington. Suo padre, William H. Gates Sr., era un avvocato affermato e molto rispettato. Sua madre, Mary Maxwell Gates, era una donna d'affari e una figura di spicco nel sociale, presente nei consigli di diverse organizzazioni, tra cui la United Way e, più avanti, il sistema bancario First Interstate Bank.
La famiglia era benestante, ma anche molto esigente sul piano intellettuale. A tavola si discuteva animatamente, ai giochi da tavolo si giocava per vincere davvero, e i risultati erano dati per scontati più che elogiati. Gates aveva due sorelle, e proprio quella dinamica familiare competitiva, quella spinta a ragionare meglio e a superare gli altri, ha piantato il seme dell'ambizione che lo avrebbe contraddistinto per tutta la vita.
L'influenza di sua madre, in particolare, si è fatta sentire ben oltre l'infanzia. Il suo forte impegno civico e benefico ha dato a Gates un primo esempio di responsabilità verso la comunità, un'idea rimasta latente per decenni prima di esplodere nella più grande opera filantropica privata della storia.
Gli studi e la scintilla per la tecnologia
A 13 anni, Gates si iscrive alla Lakeside School, la prestigiosa scuola privata di preparazione di Seattle. Nel 1968 il comitato delle mamme della Lakeside usò i proventi di un mercatino dell'usato per acquistare tempo di calcolo su un terminale ASR-33 Teletype collegato a un mainframe General Electric. Quella singola decisione, presa da un'istituzione scolastica, avrebbe cambiato per sempre le sorti dell'industria tecnologica.
Gates ne fu immediatamente ossessionato. Scrisse il suo primo programma, una versione del tris, e da quel momento in poi passò ogni istante possibile davanti al terminale. Imparò il BASIC da autodidatta e in fretta superò ciò che la scuola poteva offrirgli, assorbendo la programmazione con un'intensità che metteva a disagio persino i suoi insegnanti.
L'incontro con Paul Allen: un'amicizia destinata a cambiare la tecnologia
Alla Lakeside, Gates conobbe Paul Allen, di due anni più grande e altrettanto affascinato dai computer. La collaborazione con Paul Allen non nacque come un piano di business, ma come una passione condivisa per ciò che quelle macchine erano in grado di fare.
La loro prima vera impresa fu Traf-O-Data, un software che elaborava i dati dei contatori del traffico per le amministrazioni locali. Fu un tentativo commerciale modesto, ma gettò le basi di quello che sarebbe diventato lo schema tipico di Microsoft. Allen era il visionario, colui che intuiva dove stesse andando la tecnologia, mentre Gates era l'operatore aggressivo, concentrato nel trasformare quella visione in contratti, guadagni e controllo.
I primi istinti da imprenditore
L'istinto di Gates per gli affari emerse presto. Quando il gruppo che gestiva l'account informatico della scuola finì nei guai, Gates e Allen negoziarono ore di computer gratuite in cambio della ricerca di bug nel sistema. Una volta furono persino banditi da un laboratorio informatico per aver sfruttato delle falle e ottenere accessi extra, ma vennero poi praticamente riassunti perché le loro competenze erano troppo preziose per farne a meno.
Leggeva libri di business e biografie insieme ai manuali tecnici, e quella personalità competitiva, disposta a tutto pur di vincere, che in seguito avrebbe definito la cultura di Microsoft, era già ben visibile. Il giovane Gates non era solo un programmatore. Era uno stratega che aveva capito come il talento potesse diventare una leva di potere.
2. Harvard, la decisione di lasciare gli studi e la strada verso Microsoft
Il "Harvard dropout" è una delle leggende più resistenti nella storia degli imprenditori tech. La realtà è più calcolata e, per certi versi, molto più istruttiva del mito.
L'ammissione a Harvard
Gates ottenne 1590 punti su 1600 al SAT e nel 1973 fu ammesso a Harvard. Sulla carta si iscrisse come studente pre-legge, soddisfacendo così le aspettative familiari di intraprendere una carriera professionale rispettabile. Nella pratica, passava la maggior parte del tempo nell'Aiken Computation Laboratory, tra partite di poker ad alto rischio e sessioni di programmazione.
Fu proprio ad Harvard che Gates conobbe Steve Ballmer, allora studente universitario con una forte inclinazione per il business. Quell'amicizia si sarebbe rivelata determinante: Ballmer entrò poi in Microsoft e, anni dopo, successe a Gates alla guida dell'azienda come CEO.
Il momento Altair: una scommessa calcolata
Nel gennaio 1975, Popular Electronics pubblicò in copertina un articolo sul MITS Altair 8800, uno dei primi microcomputer disponibili in commercio. Paul Allen notò la rivista e corse a mostrarla a Gates. Entrambi capirono all'istante che l'era del personal computing era arrivata, e che si stava aprendo una finestra di opportunità destinata a chiudersi in fretta.
Gates e Allen contattarono la MITS ad Albuquerque, nel New Mexico, sostenendo di avere già un interprete BASIC funzionante per l'Altair. Non era vero: era un bluff. Seguirono circa otto settimane di programmazione febbrile per trasformare quel bluff in realtà prima della dimostrazione fissata. Allen volò ad Albuquerque, fece girare il software su un vero Altair per la prima volta, e funzionò. La MITS accettò di concedere in licenza il loro BASIC.
La lezione che Gates fece propria lo avrebbe accompagnato per tutta la carriera: puntare con decisione su un'opportunità, e poi lavorare senza sosta per renderla concreta.
L'abbandono di Harvard: il mito del "dropout" contro la realtà
Gates lasciò Harvard nel 1975, prendendosi tecnicamente un'aspettativa piuttosto che ritirarsi formalmente. Questa distinzione conta. Non era uno studente sconsiderato che abbandonava tutto scommettendo su un'intuizione. Stava facendo una mossa calcolata verso un'opportunità di mercato concreta e legata ai tempi, con già in mano un accordo di licenza firmato.
I suoi genitori gli diedero un sostegno prudente, consapevoli che in un settore agli albori il tempismo era tutto. Decenni dopo, nel 2007, Harvard gli conferì una laurea honoris causa. La narrazione del "dropout" è diventata un elemento utile del brand Gates, alimentando il mito secondo cui il genio va oltre le istituzioni, ma la versione più accurata è che lasciò una rete di sicurezza per cogliere un vantaggio specifico e ben calcolato.
3. La fondazione di Microsoft: la partnership con Paul Allen e la costruzione da zero
Con l'accordo MITS ormai in tasca, Gates e Allen diedero forma ufficiale all'azienda che avrebbe finito per definire un intero settore. I primi anni raccontano bene la filosofia aziendale che avrebbe distinto Microsoft dai suoi tanti concorrenti dell'epoca.
La nascita di Micro-Soft (1975)
Gates coniò il nome in una lettera ad Allen, scritto inizialmente con il trattino, "Micro-Soft", come contrazione di microcomputer e software. La sede della società fu inizialmente stabilita ad Albuquerque, nel New Mexico, per restare vicini a MITS, il loro cliente principale.
Gates assunse il ruolo di CEO, mentre Allen divenne vicepresidente esecutivo, una divisione dei compiti che rispecchiava perfettamente il loro carattere. La missione dichiarata era audace per il 1975: un computer su ogni scrivania e in ogni casa. In un'epoca in cui i computer erano macchine grandi quanto una stanza, appannaggio di aziende e università, si trattava di un'idea più vicina alla fantascienza che a un piano industriale concreto. Il team iniziale era piccolo, estremamente motivato, e plasmato interamente dagli standard implacabili di Gates.
Il modello di licenza per BASIC: la prima mossa da maestro di Gates
I primi guadagni di Microsoft arrivarono dalla concessione in licenza di BASIC ai produttori di hardware, invece che dalla sua vendita diretta. Questa scelta, puntare su entrate ricorrenti da licenze anziché su vendite una tantum, divenne il vero motore finanziario dell'intera azienda.
Nel 1976 Gates scrisse la celebre "Lettera aperta agli hobbisti", in cui si scagliava contro la diffusa pratica di copiare illegalmente il software Microsoft all'interno dei club di informatica. La lettera fece discutere, ma il concetto di fondo era fondamentale: il software è proprietà intellettuale e come tale merita un compenso. Gates, in sostanza, stava sostenendo l'esistenza stessa di un'industria commerciale del software, in un momento in cui molti appassionati davano per scontato che dovesse essere gratuito.
Quel principio, secondo cui il valore va pagato in modo trasparente e costante invece che regalato, è qualcosa che ogni consumatore finisce per imparare, prima o poi, sulla propria pelle. È la stessa logica che spiega perché una carta che ti addebita silenziosamente il 2-3% su ogni acquisto in valuta estera, alla lunga, ti costa molto più di una commissione una tantum. Bleap ribalta questo schema azzerando le commissioni sul cambio valuta, così quel piccolo salasso continuo semplicemente non esiste più.
Il trasferimento a Bellevue, Washington (1979)
Nel 1979 Microsoft tornò nel Pacific Northwest, stabilendosi a Bellevue, Washington, più vicino all'ecosistema tech emergente della regione e alle radici di Gates. Il numero di dipendenti crebbe e le operazioni iniziarono a diventare più strutturate.
Lo stile di gestione di Gates in questo periodo divenne leggendario e, a tratti, controverso. Era noto per il suo temperamento esplosivo, per dire ai dipendenti "è la cosa più stupida che abbia mai sentito", e per considerare le nottate di lavoro come la norma. Costruì una cultura di intensità intellettuale estrema, dove le idee venivano difese attraverso dibattiti combattivi, e dove uscire sconfitti da un confronto col fondatore faceva parte della routine lavorativa.
La struttura societaria e le prime tensioni
La ripartizione iniziale delle quote rifletteva l'istinto negoziale di Gates. La società fu divisa 60% a Gates e 40% ad Allen, un rapporto che Gates giustificava con il suo contributo maggiore al lavoro originale su BASIC e con il suo ruolo nella gestione dell'azienda. Gli accordi azionari destinati ai primi dipendenti, nel frattempo, avrebbero finito per creare un numero notevole di milionari una volta che Microsoft fosse diventata pubblica nel 1986.
Dietro tutta questa produttività, però, si stavano già piantando i semi della tensione tra Gates e Allen, tensioni su quote, riconoscimento e controllo che sarebbero emerse pubblicamente decenni dopo.
4. L'accordo MS-DOS con IBM: la svolta che ha reso Microsoft un colosso
Se c'è un momento che ha trasformato Microsoft da software house promettente nella società più potente della tecnologia, è stato l'accordo MS-DOS con IBM del 1980-1981. È probabilmente la trattativa commerciale più decisiva nella storia dell'informatica.
Il Progetto Chess di IBM e la ricerca di un sistema operativo
Nel 1980 IBM, allora gigante indiscusso dell'informatica, decise di costruire un personal computer. Il progetto interno aveva nome in codice "Chess" e, per fare in fretta, il team scelse di realizzare la macchina in gran parte con componenti già disponibili sul mercato e software esterno, invece di sviluppare tutto internamente.
IBM si rivolse a Microsoft, inizialmente soprattutto per un interprete BASIC, ma la conversazione virò presto verso il sistema operativo di cui la macchina avrebbe avuto bisogno. Come racconta la leggenda, Gates indirizzò IBM verso Digital Research, guidata da Gary Kildall, il cui CP/M era il sistema operativo di riferimento dell'epoca. Quell'incontro, a quanto pare, saltò per questioni di tempistiche e condizioni di licenza, e IBM tornò da Microsoft. Fu l'occasione della vita, e Gates non se la lasciò sfuggire.
L'acquisizione di QDOS: l'accordo che ha definito un'epoca
In realtà Microsoft non aveva un sistema operativo da vendere. Così decise di comprarne uno. Acquisì QDOS, il Quick and Dirty Operating System, da Seattle Computer Products per circa 50.000 dollari, per poi adattarlo e ribattezzarlo MS-DOS, il Microsoft Disk Operating System.
Il vero colpo di genio non fu il prezzo d'acquisto, ma il contratto. Gates insistette perché Microsoft mantenesse il diritto di concedere in licenza MS-DOS anche ad altri produttori, invece di cedere a IBM l'esclusiva. IBM, concentrata sulla vendita dell'hardware e sicura del proprio dominio sul mercato, accettò. Ciò che Gates aveva capito, e IBM no, era che il sistema operativo sarebbe diventato, alla fine, più prezioso della macchina su cui girava.
Il lancio dell'IBM PC (1981) e le sue conseguenze
L'IBM PC arrivò sul mercato nell'agosto del 1981 con MS-DOS 1.0 a bordo. Fu un successo commerciale immediato e, cosa fondamentale, legittimò il personal computer per un uso professionale serio come nessuna macchina precedente era riuscita a fare.
Poi arrivò l'effetto a catena che rese Microsoft straordinaria. Dato che l'IBM PC era costruito con componenti standard, altri produttori iniziarono a realizzare cloni "IBM compatibili". Ognuno di questi cloni aveva bisogno di un sistema operativo e, grazie alla clausola di licenza voluta da Gates, quel sistema operativo era MS-DOS. I ricavi di Microsoft esplosero, perché incassava una licenza su un universo di macchine in rapida espansione che IBM nemmeno costruiva. L'intuizione strategica di Gates, ovvero che controllare il livello software fosse la vera leva di potere, si rivelò completamente azzeccata. Paul Allen ha riflettuto sull'importanza di questo periodo nella sua autobiografia Idea Man.
Cosa ci dice l'accordo su MS-DOS sulla filosofia di business di Gates
Quell'accordo racchiude in un solo episodio tutto l'approccio competitivo di Gates. Puntare sulla licenza invece che sulla vendita diretta significava entrate ricorrenti al posto di un pagamento una tantum. Pensare in termini di piattaforma significava rendere il software Microsoft indispensabile per un intero ecosistema, non per un singolo cliente. E negoziare sfruttando l'asimmetria significava individuare il punto cieco di una controparte molto più grande e ricca, e costruirci sopra, in silenzio, un business basato sul valore che quella controparte aveva trascurato.
Per la maggior parte di noi, la lezione pratica è più piccola ma altrettanto concreta: chi capisce dove si trova il valore ricorrente, di solito vince. Un emittente di carte che trattiene una commissione su ogni transazione sta giocando il ruolo di IBM, e il tuo. Scegliere una carta senza commissioni sul cambio valuta e con un cashback fino al 20% significa semplicemente riportare quel valore ricorrente dalla tua parte del tavolo.
5. Il sistema operativo Windows e la scalata di Microsoft al dominio del mercato
MS-DOS ha reso ricca Microsoft. Il sistema operativo Windows l'ha resa un nome conosciuto da tutti e il franchise software più prezioso al mondo.
La corsa all'interfaccia grafica: ispirazione da Xerox PARC e Apple
L'interfaccia utente grafica, con le sue finestre, icone e puntatore, è nata allo Xerox Palo Alto Research Center, noto come Xerox PARC. Apple ha poi commercializzato questo concetto con il Lisa nel 1983 e, con molto più successo, con il Macintosh nel 1984.
Microsoft stava sviluppando applicazioni per il Macintosh e Gates aveva accesso alla macchina prima del suo lancio. Poco dopo, Microsoft avviò il proprio progetto di interfaccia grafica, che diventerà Windows. Questa sovrapposizione temporale ha alimentato una delle narrazioni più discusse nella storia della tecnologia: il dibattito tra Gates e Jobs su ispirazione contro imitazione. La disputa arrivò in tribunale quando Apple fece causa a Microsoft nel 1988 per gli elementi dell'interfaccia di Windows 2.0. Il caso venne in gran parte respinto entro i primi anni '90, con i tribunali che stabilirono che la maggior parte degli elementi contestati non erano tutelabili.
Da Windows 1.0 a Windows 3.0: un percorso a tappe verso il dominio
Windows 1.0 fu lanciato nel novembre 1985 tra critiche diffuse e vendite modeste. Era macchinoso e offriva pochi motivi per abbandonare la riga di comando. Windows 2.0 arrivò nel 1987 con miglioramenti incrementali, ma non riuscì comunque a conquistare il grande pubblico.
La vera svolta fu Windows 3.0 nel 1990. Vendette 10 milioni di copie in due anni, una cifra senza precedenti. Il cambiamento era sostanziale: una gestione della memoria migliore, un'interfaccia davvero più usabile e, cosa fondamentale, un forte supporto da parte degli sviluppatori di applicazioni terze. Questo diede il via a un circolo virtuoso che divenne il cuore del dominio Microsoft. Più utenti attiravano più sviluppatori, più sviluppatori producevano più applicazioni, e più applicazioni attiravano ancora più utenti.
Microsoft Office e la strategia del livello applicativo
Nel 1989 Microsoft iniziò a riunire Word, Excel e PowerPoint in un unico pacchetto: Microsoft Office. Questa mossa legò il dominio delle applicazioni direttamente a quello del sistema operativo, creando un lock-in a tutto tondo che i concorrenti facevano fatica a scardinare.
Office sbaragliò sistematicamente i leader di categoria come Lotus 1-2-3 nei fogli di calcolo e WordPerfect nella videoscrittura, grazie a un'integrazione strettissima con Windows e a una politica di prezzi aggressiva sui pacchetti. Office è diventato così la suite software di maggior successo commerciale nella storia, e resta un pilastro del business Microsoft ancora oggi, decenni dopo.
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Windows 95: un momento culturale nella storia della tecnologia
Il lancio di Windows 95, il 24 agosto 1995, fu più un evento culturale che il semplice debutto di un prodotto. Code interminabili a mezzanotte, una campagna pubblicitaria costruita attorno a "Start Me Up" dei Rolling Stones e una copertura mediatica a tappeto. Il prodotto vendette circa 40 milioni di copie nel primo anno.
Windows 95 introdusse il menu Start, la barra delle applicazioni e un'architettura a 32 bit, rendendo il personal computer familiare a un pubblico di massa e non più solo ad aziende e appassionati. Gates finì sulla copertina di Time, consacrando un nuovo archetipo: il CEO tech come celebrità culturale globale. Il sistema operativo era ormai diventato un prodotto di consumo, e quella campagna di marketing segnò un vero e proprio cambio di paradigma.
Come diventare la persona più ricca del mondo
Gates è apparso per la prima volta nella lista Forbes dei miliardari nel 1987, a soli 31 anni, uno dei self-made billionaire più giovani di sempre a quell'epoca. Nel 1995 è diventato l'uomo più ricco del mondo, un titolo che avrebbe mantenuto per gran parte dei due decenni successivi.
I traguardi del suo patrimonio hanno seguito quasi perfettamente l'andamento del titolo Microsoft: ha superato il miliardo di dollari nel 1987, per poi sfiorare i 100 miliardi nel 1999, all'apice del boom delle dot-com. Il meccanismo di accumulo era semplice e riconducibile a un'unica leva. Gates deteneva una quota enorme di Microsoft, e man mano che il titolo saliva, cresceva anche la sua fortuna. Durante quegli anni di dominio assoluto, la cultura interna di Microsoft era fatta di straordinaria fiducia, intensità e, secondo alcuni, anche una buona dose di arroganza.
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6. L'era di Internet: svolte strategiche, la guerra dei browser e il rischio catastrofe
Anche uno stratega scaltro come Gates rischiò di lasciarsi sfuggire il cambiamento più grande della sua epoca. La storia di come Microsoft riuscì a rimettersi in carreggiata è un caso di scuola di correzione di rotta aziendale, oltre che delle tattiche aggressive che di lì a poco avrebbero portato l'azienda in tribunale.
Il sottovalutare iniziale di Internet da parte di Gates
Nei primi anni '90, Gates era scettico sul potenziale commerciale di Internet. La cultura e la roadmap di Microsoft erano concentrate sui contenuti su CD-ROM e sul modello client-server, con un servizio online proprietario in cantiere.
Nel frattempo, Netscape Navigator, lanciato nel 1994, si diffuse a una velocità impressionante e divenne rapidamente una minaccia esistenziale. Marc Andreessen, co-fondatore di Netscape, descriveva apertamente un futuro in cui sarebbe stato il browser, non il sistema operativo, a diventare la piattaforma davvero rilevante. Per un'azienda il cui intero impero si basava sul possesso del sistema operativo, era un vero campanello d'allarme.
Il memo "Internet Tidal Wave" (maggio 1995)
Nel maggio 1995, Gates fece circolare internamente un memo intitolato "The Internet Tidal Wave", in cui definiva Internet lo sviluppo più importante dai tempi dell'IBM PC e riorientava l'intera azienda attorno a questo tema. Il passaggio da scettico a evangelista fu fulmineo, e la cultura di Microsoft cambiò quasi da un giorno all'altro.
Microsoft avviò un progetto lampo per costruire Internet Explorer, concedendo in licenza una tecnologia derivata dal browser originale Mosaic come punto di partenza. Da allora, quel memo è stato studiato come un capolavoro di come un colosso dominante possa riconoscere una minaccia, e reagire in tempo, evitando che questa lo distrugga.
La guerra dei browser: Internet Explorer contro Netscape
Internet Explorer 1.0 uscì nel 1995, incluso nel pacchetto Windows 95 Plus!. Nelle versioni successive, Microsoft integrò sempre più Internet Explorer direttamente in Windows, fino a rendere quasi impossibile separare il browser dal sistema operativo.
La strategia funzionò con un'efficacia spietata. La quota di mercato di Netscape, che un tempo si aggirava intorno all'80%, crollò a livelli irrisori entro la fine del decennio. Internamente, la filosofia competitiva di Microsoft veniva riassunta nella frase ormai tristemente celebre "embrace, extend, extinguish" (abbraccia, estendi, estingui), che descriveva il modo in cui l'azienda adottava uno standard, ci aggiungeva estensioni proprietarie e sfruttava la propria posizione dominante per emarginare i concorrenti. A pagarne il prezzo, in termini umani, furono gli ingegneri di Netscape e, più in generale, le tante aziende che finirono sulla strada di Microsoft, ma queste tattiche attirarono anche l'attenzione che avrebbe portato alla causa antitrust.
Altre mosse nell'era di internet
In questo periodo Microsoft fece anche altre scommesse, con risultati alterni. Il servizio online MSN venne lanciato ma non riuscì mai a spodestare AOL come principale porta d'accesso a internet per i consumatori. Microsoft investì pesantemente in Comcast e acquisì partecipazioni in diverse iniziative legate a internet. Nel 1997 acquistò il servizio di posta elettronica web Hotmail per una cifra riportata di 400 milioni di dollari, un'operazione che le garantì un'enorme base di utenti e una presenza duratura nei servizi web consumer. La visione più ampia di Gates di "informazioni a portata di mano" si rivelò lungimirante, anche se l'esecuzione non fu sempre all'altezza.
7. La causa antitrust: il Governo contro Microsoft
Le tattiche di bundling che avevano affossato Netscape scatenarono anche la battaglia legale più importante della carriera di Gates. La causa antitrust ridisegnò Microsoft, cambiò l'immagine pubblica di Gates e stabilì precedenti che si fanno sentire ancora oggi nel mondo Big Tech.
Il contesto: come Microsoft finì sotto la lente del governo
Microsoft era già nel mirino dei regolatori da anni. La Federal Trade Commission indagò sulle pratiche di licenza dell'azienda dal 1990 al 1993, e nel 1993 il Dipartimento di Giustizia prese in mano il caso, esaminando gli accordi di Microsoft con i produttori di computer.
Uno dei nodi principali era la clausola di licenza "per processore", che di fatto obbligava i produttori a pagare Microsoft per MS-DOS su ogni macchina venduta, anche su quelle che non lo utilizzavano. Questo rendeva economicamente inutile installare un sistema operativo concorrente. Un decreto di conciliazione del 1994 impose a Microsoft di modificare queste pratiche, ma l'escalation della guerra dei browser finì per intensificare il controllo del governo invece di risolvere la questione.
Il caso del DOJ: Stati Uniti contro Microsoft Corporation (1998)
Il 18 maggio 1998 il Dipartimento di Giustizia presentò la causa United States v. Microsoft Corporation, a cui si unirono 20 procuratori generali statali come parti attrici, portata avanti durante il mandato del procuratore generale Janet Reno. La causa si basava su due accuse principali: che Microsoft avesse mantenuto illegalmente il proprio monopolio sui sistemi operativi, e che avesse illegalmente legato Internet Explorer a Windows per schiacciare la concorrenza nel settore dei browser.
Il dramma in aula fu accentuato dalla deposizione videoregistrata di Gates, ampiamente giudicata evasiva e polemica. I filmati proiettati in tribunale, comprese le discussioni in cui Gates si perdeva a cavillare sul significato di parole comuni come "competere", danneggiarono l'immagine di Microsoft e la reputazione personale di Gates. Per molti osservatori, fu proprio in quel momento che il fondatore-eroe popolare iniziò ad apparire come un villain aziendale.
Le conclusioni del giudice Thomas Penfield Jackson
Nel novembre 1999, il giudice Thomas Penfield Jackson pubblicò le sue conclusioni, stabilendo che Microsoft deteneva un potere monopolistico e lo aveva usato per danneggiare concorrenti e consumatori. Poi, nell'aprile 2000, ordinò un rimedio che in pochi avrebbero immaginato possibile: la scissione di Microsoft in due aziende separate, una per il sistema operativo e una per le applicazioni.
Il titolo Microsoft crollò bruscamente, scuotendo l'intero settore tecnologico. Gates rimase pubblicamente sfidante, portando avanti un'aggressiva campagna mediatica in difesa dell'azienda. Le email interne presentate come prove si rivelarono particolarmente dannose, incluso un riferimento a tagliare "l'ossigeno" a un concorrente, un linguaggio che sembrava confermare la ricostruzione del governo sulle reali intenzioni di Microsoft.
L'appello e l'accordo
La scissione non superò il ricorso in appello. Nel 2001 la Corte d'Appello del Distretto di Columbia annullò l'ordine di scissione, in parte perché il giudice Jackson aveva parlato con i media riguardo al caso mentre era ancora in corso, una condotta che la corte d'appello ritenne inappropriata, portando alla sua rimozione dal caso.
Nel novembre 2001, con il caso ormai passato all'amministrazione Bush, il DOJ raggiunse un accordo. Microsoft accettò di condividere alcune interfacce di programmazione (API) con terze parti e di sottoporsi a una forma di controllo sulla propria condotta, ma non fu smembrata. I critici sostennero che l'accordo fosse poco più di un buffetto sulle mani, mentre i suoi difensori lo definirono un esito proporzionato, visto che la scissione era stata ormai accantonata. In ogni caso, la vicenda lasciò il segno sulla cultura dell'innovazione di Microsoft e sulla sua immagine pubblica.
L'eredità della battaglia antitrust
Se il processo abbia davvero cambiato il comportamento di Microsoft resta materia di dibattito, con prove che vanno in entrambe le direzioni. Più chiara è invece la sua influenza sul panorama più ampio. Il caso Microsoft è diventato il modello di riferimento per le successive indagini antitrust su Google, Meta, Amazon e Apple, e ancora oggi condiziona il modo in cui i regolatori guardano al potere delle grandi piattaforme.
Il caso contribuì anche a consolidare nell'opinione pubblica l'idea della filosofia manageriale di Gates come "vincere a ogni costo", segnando una svolta nella sua immagine: da visionario tecnologico ammirato a simbolo dell'arroganza corporativa. Questo cambiamento di reputazione ha probabilmente influenzato anche la sua decisione, arrivata più avanti, di dedicarsi interamente alla filantropia.
8. L'addio a Microsoft: un passo indietro, un lasciar andare
Gates non ha lasciato Microsoft con un'uscita di scena improvvisa. Si è allontanato gradualmente, in fasi ben calcolate, nell'arco di più di un decennio, cedendo il potere man mano che l'azienda, e le sue stesse priorità, cambiavano.
L'addio al ruolo di CEO (2000)
Nel gennaio 2000, nel pieno della battaglia antitrust e all'apice della bolla dot-com, Gates passò il testimone da CEO al suo amico di lunga data Steve Ballmer. Gates mantenne i titoli di Presidente e Chief Software Architect, restando comunque molto coinvolto nella strategia di prodotto.
Ballmer portò con sé uno stile di leadership completamente diverso, orientato alle vendite e famoso per la sua energia travolgente. Sotto la sua guida Microsoft continuò a essere enormemente redditizia, ma venne spesso criticata per aver perso i grandi cambiamenti nel mobile e nella ricerca online, anche se Gates continuava a esercitare un'influenza notevole dietro le quinte.
L'addio di Paul Allen e la controversia sulle quote societarie
L'uscita di Paul Allen avvenne molto prima, e in circostanze decisamente più dolorose. Dopo la diagnosi di linfoma di Hodgkin nel 1982, Allen si allontanò da Microsoft, tornò per un breve periodo, e poi lasciò definitivamente l'azienda nel 1983, mentre era ancora in fase di guarigione.
Nel suo libro di memorie del 2011, Idea Man, Allen fece un'accusa clamorosa: sostenne di aver sentito Gates e Ballmer discutere su come diluire la sua quota societaria proprio durante la sua malattia. Gates rispose smentendo l'interpretazione più dura della vicenda, pur ammettendo che quegli anni furono segnati da una competizione interna fortissima. Il rapporto tra Allen e Gates è stato, secondo ogni testimonianza, complesso, straordinariamente produttivo e alla fine anche piuttosto teso, anche se i due rimasero in contatto fino alla morte di Allen nel 2018.
Il passaggio alla filantropia a tempo pieno (2008)
Nel giugno 2008, Gates ha lasciato completamente il suo ruolo operativo in Microsoft, cedendo il titolo di Chief Software Architect per dedicarsi alla Bill & Melinda Gates Foundation. Un gesto dal forte valore simbolico: l'uomo più ricco del mondo che sceglie di investire tempo ed energie nella beneficenza piuttosto che negli affari.
Microsoft, nel frattempo, ha proseguito il suo cammino sotto la guida di Ballmer prima e, dal 2014, di Satya Nadella. Gates ha lasciato il consiglio di amministrazione nel 2020, un addio avvenuto in un momento in cui, secondo alcune indiscrezioni, erano in corso indagini su alcuni aspetti della sua condotta personale.
Guardare Microsoft trasformarsi senza di lui
La nomina di Nadella a CEO nel 2014 ha segnato l'inizio di una strategia cloud-first e mobile-first, incentrata su Azure e Office 365. Una svolta che ha innescato una vera e propria rinascita, riportando Microsoft tra le aziende più preziose al mondo.
Gates ha continuato a commentare occasionalmente in pubblico le scelte dell'azienda, e per un certo periodo ha anche ricoperto il ruolo di consulente tecnologico di Nadella. C'è una vera ironia in tutto questo: l'epoca finanziariamente più florida di Microsoft è arrivata, si potrebbe dire, proprio dopo l'uscita di scena di Gates, grazie a un modello di business, quello dei servizi cloud, molto diverso dall'impero Windows-e-Office che lui stesso aveva costruito.
9. La Bill & Melinda Gates Foundation: filantropia su una scala mai vista prima
Se la prima metà della vita di Gates è stata dedicata ad accumulare una delle più grandi fortune della storia, la seconda è stata dedicata a donarla con la stessa intensità sistematica. La Bill & Melinda Gates Foundation è lo strumento con cui lo ha fatto, e la sua scala è difficile da descrivere a parole.
Le origini: dalla William H. Gates Foundation a un'istituzione globale
L'attività benefica di Gates crebbe nel corso degli anni '90, concentrandosi inizialmente su biblioteche e istruzione, con un importante programma per portare computer e accesso a internet nelle biblioteche pubbliche di tutti gli Stati Uniti. Nel 1994 fondò la William H. Gates Foundation, chiamata così in onore di suo padre, che lo aveva ispirato e aiutato a guidare le prime iniziative filantropiche della famiglia.
Nel 2000 questa iniziativa si fuse con altre attività filantropiche correlate, sotto la guida iniziale di Patty Stonesifer, dando vita alla Bill & Melinda Gates Foundation. Con una dotazione iniziale di circa 28 miliardi di dollari, divenne la più grande fondazione privata al mondo fin dalla sua nascita. Le sue risorse raddoppiarono poi quando, nel 2006, Warren Buffett si impegnò a donare la maggior parte del suo patrimonio, decine di miliardi di dollari nel tempo, proprio alla Fondazione.
La salute globale: la missione principale della Fondazione
La salute globale è diventata il fulcro dell'attività della Fondazione, affrontata con la convinzione, tipica di un ingegnere, che le malattie siano problemi risolvibili. Il suo impegno per l'eradicazione della poliomielite, in collaborazione con l'Organizzazione Mondiale della Sanità, l'UNICEF e il Rotary International, ha contribuito a ridurre i casi di polio selvaggia di oltre il 99% a livello mondiale.
Il suo lavoro sulla malaria ha finanziato zanzariere trattate con insetticida, la ricerca sui vaccini (compreso il vaccino RTS,S) e l'accesso alle moderne terapie combinate. Sul fronte HIV/AIDS, la Fondazione ha finanziato l'accesso agli antiretrovirali in tutta l'Africa subsahariana, ed è uno dei maggiori finanziatori privati al mondo per la ricerca sulla tubercolosi. Alla base di tutto c'è la filosofia tipica di Gates: trattare la salute globale come un problema ingegneristico su larga scala, da affrontare con dati, misurazioni e capitale investito con disciplina.
Gates Foundation e salute globale: la risposta al COVID-19
Gates aveva messo in guardia su una crisi di questo tipo anni prima che arrivasse davvero. Il suo TED Talk del 2015, in cui sosteneva che il mondo non fosse pronto per la prossima pandemia, è tornato alla ribalta ed è stato visto decine di milioni di volte non appena è scoppiato il COVID-19.
Quando la pandemia ha colpito, la Fondazione ha stanziato centinaia di milioni di dollari per diagnostica, terapie e sviluppo e distribuzione dei vaccini, ed è stata tra i primi sostenitori delle iniziative volte a garantire ai paesi a basso reddito l'accesso ai vaccini. Questa visibilità ha però reso Gates anche un bersaglio, e il periodo della pandemia ha fatto nascere un'ondata di teorie del complotto sul suo conto, di cui parleremo più avanti in questo articolo.
Oltre la salute: istruzione, agricoltura e inclusione finanziaria
Il lavoro della Fondazione va ben oltre le malattie. Negli Stati Uniti ha investito molto, a volte in modo controverso, nella riforma dell'istruzione, occupandosi tra l'altro della struttura scolastica, dell'efficacia degli insegnanti e degli standard didattici. Nei paesi in via di sviluppo finanzia lo sviluppo agricolo per aiutare i piccoli agricoltori a migliorare i raccolti e la resilienza.
Ha anche sostenuto l'innovazione nel settore igienico-sanitario, l'accesso all'acqua potabile e l'inclusione finanziaria, appoggiando sistemi di pagamento digitale e mobile banking che portano servizi finanziari di base a persone che il sistema bancario tradizionale non ha mai raggiunto. Quest'ultima missione, dare alle persone comuni il controllo diretto sul proprio denaro senza intermediari costosi, è qualcosa che ci tocca da vicino in Bleap. Una Mastercard self-custodial a zero commissioni sui cambi valuta significa che chi la possiede mantiene il pieno controllo dei propri fondi, ovunque nel mondo si trovi a spendere.
Come opera la Fondazione
La Fondazione è stata volutamente pensata per esaurire il proprio patrimonio invece di esistere per sempre, con un piano dichiarato di distribuire tutte le risorse entro qualche decennio dalla morte dei fondatori, una tempistica che Gates ha poi detto di voler accelerare notevolmente. Opera con uno staff professionale, metriche rigorose e una cultura orientata ai risultati importata direttamente dal background imprenditoriale di Gates.
Questo approccio basato sui dati ha suscitato sia ammirazione che critiche. I sostenitori le riconoscono il merito di aver salvato milioni di vite grazie a interventi misurabili ed efficaci in termini di costi. I critici, invece, mettono in discussione il fatto che così tanta influenza sulle priorità sanitarie ed educative globali sia concentrata nelle mani di un unico donatore non eletto, una tensione che analizziamo nel prossimo paragrafo.
10. Il patrimonio di Bill Gates e il Giving Pledge
Per un personaggio che è sinonimo di denaro, il rapporto di Gates con la propria ricchezza è diventato davvero particolare. Ha passato gran parte degli ultimi vent'anni cercando deliberatamente di ridurre il proprio patrimonio.
L'evoluzione del patrimonio di Bill Gates nel tempo
La ricchezza di Gates è sempre stata legata all'andamento di Microsoft, e in seguito al suo veicolo di investimento diversificato, Cascade Investment. Il suo patrimonio ha superato il miliardo di dollari nel 1987, lo ha reso l'uomo più ricco del mondo a partire dal 1995, e nel 1999 ha sfiorato per breve tempo i 100 miliardi di dollari.
Negli anni successivi, nonostante le enormi somme donate, il suo patrimonio è spesso rimasto sopra i 100 miliardi di dollari, perché il resto dei suoi beni continuava a crescere di valore più velocemente di quanto riuscisse a donare. Ha dichiarato pubblicamente l'intenzione di cedere praticamente tutta la sua ricchezza e di "uscire" prima o poi dalla lista delle persone più ricche del mondo, un'inversione totale rispetto all'ambizione che un tempo lo guidava.
Il Giving Pledge
Nel 2010, Gates e Warren Buffett hanno lanciato il Giving Pledge, un impegno pubblico da parte degli individui e delle famiglie più ricche al mondo a devolvere la maggior parte del proprio patrimonio in beneficenza, in vita o tramite testamento. È iniziato con una manciata di miliardari americani e da allora è cresciuto fino a includere oltre 200 firmatari provenienti da decine di paesi.
Il Giving Pledge non è un contratto legale vincolante, e i critici fanno notare che in molti casi la ricchezza complessiva dei firmatari è cresciuta più velocemente delle loro donazioni. Ciò nonostante, ha trasformato la filantropia d'élite in una norma e in un'aspettativa pubblica, e resta uno dei contributi più influenti di Gates al di fuori del mondo della tecnologia.
Cosa insegna la storia della ricchezza di Gates ai risparmiatori comuni
I meccanismi alla base della fortuna di Gates, un patrimonio che si rivaluta grazie a decenni di pazienza, sono gli stessi a disposizione di qualsiasi risparmiatore, solo su scala completamente diversa. La lezione non riguarda i miliardi. Riguarda il lasciare che il tuo denaro cresca grazie all'interesse composto invece di farlo erodere dalle commissioni.
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11. Le controversie di Bill Gates
Nessun racconto onesto della vita di Gates può ignorare le controversie che l'hanno accompagnata. Riguardano la sua condotta negli affari, la vita privata, l'influenza esercitata attraverso la filantropia e l'ondata di disinformazione che lo ha travolto durante la pandemia.
La fama di monopolista
Il caso antitrust ha segnato in modo permanente la percezione di Gates come un concorrente spietato, disposto a piegare o infrangere le regole pur di vincere. Rivali come Netscape, Novell e numerose aziende software più piccole hanno accusato Microsoft di sfruttare il proprio potere sulla piattaforma per soffocare la concorrenza. Persino chi ammira il suo intelletto ammette che quella cultura del "vincere a ogni costo" ha lasciato vittime concrete.
La concentrazione di potere filantropico
Una critica più sottile riguarda proprio la filantropia. Dato che la Fondazione muove somme enormi, le sue priorità finiscono per orientare l'agenda globale in ambiti come la sanità pubblica e l'istruzione, senza però rispondere a nessuno come invece devono fare i governi davanti agli elettori. I critici sostengono che questo dia a un singolo individuo facoltoso un'influenza spropositata su decisioni che riguardano miliardi di persone, e che anche interventi fatti con le migliori intenzioni possano finire per distorcere sistemi e priorità locali.
Il divorzio e il legame con Epstein
Nel 2021 Bill e Melinda French Gates hanno annunciato il divorzio dopo 27 anni di matrimonio, chiudendo così una delle coppie più in vista nel mondo della filantropia moderna. Le indagini giornalistiche seguite alla separazione hanno sollevato dubbi sulla condotta di Gates, compresi gli incontri con il condannato per reati sessuali Jeffrey Epstein. Gates ha ammesso che incontrare Epstein è stato un grave errore di giudizio, pur negando qualsiasi coinvolgimento nei crimini di quest'ultimo. Il suo addio al consiglio di amministrazione di Microsoft nel 2020 è stato successivamente collegato, secondo alcune ricostruzioni della stampa, a un'indagine interna del board su una precedente relazione con una dipendente.
Le teorie del complotto legate alla pandemia
Durante il COVID-19, Gates è finito al centro di un'ondata di teorie del complotto prive di fondamento, comprese le false accuse secondo cui avrebbe voluto usare i vaccini per impiantare microchip o controllare la popolazione. Queste teorie sono state ampiamente smentite da fact-checker e autorità sanitarie, ma si sono diffuse rapidamente online e mostrano bene come un filantropo ricco e influente, attivo nel campo della salute globale, possa diventare un bersaglio facile per la disinformazione. Va detto chiaramente: queste accuse non hanno alcun fondamento reale.
Investimenti personali e proprietà terriere
Gates è finito sotto i riflettori anche per i suoi investimenti personali, diventando uno dei maggiori proprietari privati di terreni agricoli negli Stati Uniti. Chi lo sostiene ci vede una strategia di investimento diversificata e di lungo periodo. I critici invece sollevano dubbi sulla concentrazione delle terre e sul potere che ne deriva. Come per gran parte della storia di Gates, gli stessi fatti possono portare a conclusioni molto diverse a seconda di chi li osserva.
12. L'eredità di Bill Gates
Quindi come dovremmo ricordare Gates? La risposta onesta è che la sua eredità è davvero a doppio taglio, e qualsiasi racconto che la riduce a puro eroe o puro cattivo sbaglia il bersaglio.
Il tecnologo che ha standardizzato l'informatica
Sul fronte tecnologico, l'eredità di Gates è enorme e ormai un fatto acquisito. Puntando senza sosta su un'unica piattaforma software dominante, ha contribuito a standardizzare l'informatica personale in un momento in cui la frammentazione avrebbe potuto rallentare l'intero settore per anni. Qualunque cosa si pensi dei suoi metodi, il risultato è stata una piattaforma comune che ha portato computer utilizzabili su centinaia di milioni di scrivanie, esattamente la missione che si era posto nel 1975.
L'imprenditore che ha ridefinito il valore del software
Gates ha anche cambiato per sempre il modo in cui il mondo pensa al software. La sua insistenza sul fatto che il software sia una proprietà intellettuale di valore, meritevole di pagamento e tutela legale, ha praticamente creato l'industria del software commerciale così come la conosciamo. Il modello di licenza di cui è stato pioniere è diventato il modello di riferimento per un business da mille miliardi di dollari, e la logica dei ricavi ricorrenti che ha sostenuto è oggi alla base di praticamente ogni servizio in abbonamento che usiamo.
Il filantropo che ha alzato l'asticella
Sul fronte filantropico, il verdetto è ancora in corso di scrittura, ma l'impatto è già storico. Attraverso la Bill & Melinda Gates Foundation, Gates ha contribuito a progressi misurabili contro malattie che affliggono l'umanità da millenni, e attraverso il Giving Pledge ha contribuito a rendere le donazioni su larga scala un'aspettativa tra gli ultra-ricchi, non più un'eccezione.
Un'eredità che rifiuta le semplificazioni
Il riassunto più accurato è che Gates racchiude entrambe le storie allo stesso tempo. È stato lo stratega aggressivo le cui tattiche hanno portato a una causa antitrust storica, ed è anche il filantropo che sta reindirizzando una fortuna colossale verso i problemi sanitari più difficili al mondo. I libri di storia dell'imprenditoria tech ricorderanno il monopolista e l'umanitario sulla stessa pagina, perché sono entrambi veri.
C'è una piccola lezione pratica in tutto questo, valida per tutti noi. Gates ha vinto capendo esattamente dove si accumulava il valore e rifiutandosi di regalarlo gratis. Puoi applicare la stessa lucidità alle tue finanze personali, tagliando quei costi ricorrenti silenziosi che nel tempo ti prosciugano il portafoglio. È esattamente questo il vuoto che Bleap è nata per colmare, con 0% di commissioni sul cambio valuta, fino al 20% di cashback e nessun canone mensile su una Mastercard self-custodial.
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Domande frequenti
Quando ha fondato Microsoft Bill Gates, e con chi?
Bill Gates ha co-fondato Microsoft nel 1975 insieme al suo amico d'infanzia Paul Allen, conosciuto anni prima alla Lakeside School di Seattle. All'inizio l'azienda aveva sede ad Albuquerque, nel New Mexico, per rimanere vicina al suo primo grande cliente, MITS, prima di trasferirsi nell'area di Seattle nel 1979.
È vero che Bill Gates ha abbandonato Harvard?
Sì, ma la storia è più sfumata di come la racconta la leggenda. Gates ha lasciato Harvard nel 1975, tecnicamente prendendosi un'aspettativa, per inseguire l'opportunità offerta dal software legato al MITS Altair 8800. Fu una mossa calcolata più che una scommessa avventata, tanto che Harvard gli ha conferito una laurea honoris causa nel 2007.
Cos'era l'accordo MS-DOS con IBM, e perché è stato così importante?
Nel 1980 IBM aveva bisogno di un sistema operativo per il suo nuovo personal computer. Microsoft acquistò un sistema operativo già esistente, lo adattò trasformandolo in MS-DOS e lo concesse in licenza a IBM. La mossa decisiva di Gates fu mantenere il diritto di concedere MS-DOS in licenza anche ad altri produttori: così, quando il mercato si riempì di cloni "compatibili IBM", tutti avevano bisogno di MS-DOS, e i ricavi di Microsoft esplosero.
Perché Microsoft è stata citata in giudizio per violazione dell'antitrust?
Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti e 20 stati fecero causa a Microsoft nel 1998, accusandola di aver mantenuto illegalmente il proprio monopolio sui sistemi operativi e di aver legato illegalmente Internet Explorer a Windows per schiacciare il browser rivale Netscape. Nel 2000 un giudice ordinò inizialmente la divisione di Microsoft in due società, ma nel 2001 una corte d'appello annullò questa decisione, e il caso si concluse con un accordo transattivo.
Quanto vale Bill Gates, e cosa sta facendo con la sua ricchezza?
Gates è stata la persona più ricca del mondo dal 1995 per gran parte dei due decenni successivi, con un patrimonio che nel 1999 ha sfiorato i 100 miliardi di dollari ed è spesso rimasto sopra questa soglia da allora. Si è impegnato a donare quasi tutto attraverso la Bill & Melinda Gates Foundation e il Giving Pledge, e ha dichiarato di voler prima o poi uscire dalla classifica delle persone più ricche al mondo.
Di cosa si occupa davvero la Bill & Melinda Gates Foundation?
La Fondazione, nata nella sua forma attuale nel 2000, si concentra soprattutto sulla salute globale, finanziando la lotta contro polio, malaria, HIV/AIDS e tubercolosi, oltre a occuparsi di istruzione, agricoltura, servizi igienico-sanitari e inclusione finanziaria. La sua partnership per l'eradicazione della polio ha contribuito a ridurre i casi di polio selvaggia di oltre il 99% a livello mondiale.
Cosa possono imparare i risparmiatori comuni dal modo in cui Gates ha costruito la sua ricchezza?
Il meccanismo alla base della fortuna di Gates, cioè mantenere nel tempo un bene che si rivaluta evitando di disperderne il valore, funziona a qualsiasi livello. Per le finanze di tutti i giorni, questo significa lasciare che i risparmi si accumulino nel tempo e tagliare i costi ricorrenti, come le commissioni sulle transazioni in valuta estera. Bleap mette in pratica entrambi questi principi: i suoi vault di risparmio offrono un rendimento del 3,8% AER (Steady) o del 7% AER (Dynamic) in USD, a partire da un minimo di 1$, senza commissioni di cambio (0% FX) e con un cashback fino al 20% sulle spese.
Conclusione
La storia di Bill Gates è, in fondo, la storia dell'informatica personale moderna raccontata attraverso un individuo ossessivamente concentrato sul suo obiettivo. Da un terminale della Lakeside School all'accordo su MS-DOS che gli permise di superare IBM, dalla mania di Windows 95 alla causa antitrust che lo trasformò in un "cattivo" agli occhi del pubblico, fino alla sua seconda vita come filantropo più influente della sua epoca, la sua storia parla di capire dove risiede il valore e di non lasciarselo sfuggire.
Proprio questo istinto, proteggere il valore ricorrente invece di lasciarselo scappare di mano, è la lezione più universale di tutta la sua biografia, e non serve avere miliardi per metterla in pratica. La maggior parte delle persone regala silenziosamente il 2-3% su ogni acquisto in valuta estera e si accontenta di risparmi che crescono a fatica. Bleap è nata per ribaltare questa logica. Con Bleap hai una Mastercard self-custodial a 0% di commissioni sul cambio valuta, cashback fino al 20%, prelievi ATM gratuiti fino a 400€ al mese e caveau di risparmio in USD che rendono fino al 7% AER a partire da appena 1$, il tutto senza alcun abbonamento mensile. Se la storia di Gates dimostra qualcosa, è che piccoli vantaggi ricorrenti, nel tempo, si trasformano in qualcosa di importante. Inizia anche tu a trattenere il tuo.
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